I Tessuti

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  • «Non vogliate credere, amici, al tanto ch’io descrissi ieri del vestire de’ Sardi, ch’io vi dicessi il decimo di quanto porti il ragionare del vestito di quelle isolane: sì egli è svariato e diverso; e con sì naturali riscontri ci significa il suo derivare da molte e differenti nazioni antiche, le quali approdarono in quei primi tempi in Sardegna, ed ivi lasciarono forme e usi di vestir la persona, e l’acconciare il capo, e di calzare il piede. […] assai scrittori le riputarono fogge del medio evo, laddove per converso io le ravviso per antichissime al ragguaglio de’ monumenti» - Bresciani, “Dei costumi dell’isola di Sardegna”
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Immergersi nei colori e nelle trame dei costumi e dei tessuti della Sardegna significa compiere un viaggio anche nella storia dell’isola, riscontrando ulteriori significati legati alla vita quotidiana, all’identificazione e alla distinzione.

Copricasse, copritavolo, coperte, bisacce, teli per la panificazione, elementi del vestiario e del corredo, collane destinate alla bardatura di cavalli e buoi costituivano le tipologie di tessuti presenti nella società tradizionale isolana.

Come la panificazione, anche il settore della tessitura era affidato alle mani delle donne. Sapientemente creavano tesori destinati a vestire persone e ambienti, con fili ricavati da materie diverse, avvolti in gomitoli e infilati in telai e aghi.

La tessitura accompagnava i tanti momenti della vita e tutto era permeato di simbolismo e sacralità. Doveva essere sacro l’ambiente che ospitava il telaio, i simboli che decoravano i tessuti, i gesti che disciplinavano il lavoro, così come gli strumenti. Un insieme di elementi, quindi, che all’occorrenza caricavano di sacralità il giaciglio o la culla, la sacca, la tovaglia o la coperta.

L’attività della tessitura era un’importante voce di sostegno all’economia familiare. I manufatti prodotti in eccedenza, infatti, costituivano oggetto di scambio economico tra le popolazioni dell’interno e quelle costiere e dei Campidani, contribuendo non poco alla creazione di un linguaggio rappresentato dagli elementi simbolici carichi di significato. Così si diffusero motivi geometrici, naturalistici e religiosi, con funzioni scaramantiche e talismaniche.

Nelle coperte (fressadas o burras) di lana, tessute a Orune e Bitti, si ritrovano gli elementi sopra descritti, detti localmente sas denteddas (i dentelli), sos papassinos (i papassini, i dolci tradizionali), sa trina (il pizzo), sos biscotteddos e così via. Si tratta di una tipologia di manufatti dalle forme molto allungate con motivi decorativi lineari e dagli sfondi di colore bianco o giallo spento.

Fili e tessuti come accennato, davano vita a spettacolari costumi. Attraverso essi era possibile individuare la regione di appartenenza, lo stato anagrafico e il ruolo della persona all’interno della comunità, oltre al sesso. Da capo a piedi, gli elementi che li compongono rendono unico e caratteristico l’elemento più distintivo dei paesi di Bitti, Osidda, Onanì, Lula e Orune.