Il pane carasatu

project

  • CiboCategory
  • «...e quando il pane fu cotto, dovette pulirlo e raschiarlo con una spazola e un coltello. A un tratto avvicinò il coltello caldo alle labbra e sentì un brivido, sembrandole che Priamo la baciasse: chiuse gli occhi ed ebbe il desiderio di ritentare la prova, ma subito s'accorse che peccava, e per punirsi lasciò a lungo il coltello sul pane caldo e poi lo fissò così scottante sulle labbra» - Grazia Deledda, Sino al Confine
photo
photo
photo
photo

Il pane carasatu (o carasau), chiamato così dal verbo carasare, biscottare, accompagna tanti piatti della gastronomia sarda e può essere considerato uno degli alimenti più conosciuti dell’isola.

Nasce nelle comunità a economia agropastorale. E’ infatti ritenuto il pane dei per le sue qualità di lunga conservazione, utile, quindi, agli uomini che dovevano stare per mesi lontano dalla famiglia.

La produzione del pane, ormai in gran parte affidata a panifici specializzati, avveniva (e in alcuni casi avviene tutt’ora) all’interno delle case.

Alla panificazione partecipavano le donne della famiglia e vicine di casa o amiche, il cui lavoro veniva ricambiato con prodotti alimentari o con la stessa fatica nelle rispettive case.

Le fasi di lavorazione iniziavano la notte prima, con la prima lievitazione, e riprendeva alle prime luci del mattino. L’atmosfera che si creava era caratterizzata dalla socializzazione, lo scambio e qualche rituale. Per buon augurio, infatti, non mancavano segni di croce e formule.

Ognuna aveva un ruolo ben definito: chi stendeva la pasta, chi infornava, chi divideva su pane lentu (della prima infornata) in due sfoglie, per poi lasciarle raffreddare, impilarle e procedere con la seconda infornata per la biscottatura.

Il carasau si accompagna a tanti piatti, da salumi e formaggi alle carni (in quest’ultimo caso è quasi una regola bagnarlo e riporlo a strati sotto la carne arrosto). Può stuzzicare l’appetito se guttiau (con un filo d’olio e sale) o costituire un primo ricco piatto se frattau.