Gastronomia

project

  • CiboCategory
  • «Nè soffrendogli il cor che lo straniero a cielo aperto lungamente stesse, dritto uscì fuor, s'accostò ad essa, prese con una mano la sua, con l'altra l'asta, e queste le drizzò parole alate: Forestier, salve. Accoglimento amico tu avrai, sporrai le brame tue: ma prima vieni i tuoi spiriti a rinfrancar col cibo» Odissea, lib. I
photo
photo
photo
photo
photo
photo
photo
photo
photo

Semplici ingredienti, ma sapientemente lavorati. E’ questo il concetto alla base della gastronomia in  Terra di Sardegna. Mani di donne (e di uomini) vanno a creare gustosi piatti e pure i semplici stuzzichini divengono grandi scorpacciate.

Mentre i pastori danno forma ai formaggi, siano essi delicate ricotte siano corposi pecorini, le donne, con un po’ di semola e poche gocce d’acqua  impastano e creano. Nascono così i macarrones de errittu, la cui forma viene data con bastoncini di metallo, o de poddighe (i classici gnocchetti), o ancora lados, un po’ più schiacciati e larghi rispetto ai precedenti. E come non nominare i ravioli, gurugliones, di formaggio o ricotta, conditi con sughi semplici o saporite carni di maiale, pecora o cinghiale.

Passiamo ai secondi? Ottimi arrosti, tra cui non può mancare l’ormai famigerato maialetto, ma consigliamo anche la pecora, l’agnello o il capretto. La regina delle campagne isolane risulta ottima bollita assieme a patate e cipolle o stufata.

Il calore del fuoco regala ulteriori sapori alla treccia (formata da intestini di pecora intrecciati tra loro). Per i più coraggiosi consigliamo di provare su zurrette, il sangue di pecora condito con spezie e pane carasatu spezzettato, cotto all’interno dello stomaco.

Spazio anche ai vegetariani con le ricche verdure che colorano gli orti di Terra di Sardegna.

Il pane carasatu è ormai immancabile, da assaporare con un filo d’olio e un po’ di sale, o in forma di pane salitu: leggermente sbollentato in acqua calda e condito con sugo e pecorino.

Uvusones e casatinas possono ulteriormente arricchire i menù o costituire piatto a sé e, dulcis in fundo, l’inimitabile seata. Zucchero o miele, a voi la scelta.

Ammettiamolo. Un piccolo spazio per l’ultimo dolcetto sardo c’è. E come resistere all’ampia varietà: arantzata, montecadas, amaretti, sospiri… Dobbiamo continuare?

Buon appetito!