Feste e tradizioni

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  • «In questa solitudine campestre, spalancata tra paese e paese, sorgono i villaggetti dela novena, agglomerati di abitazioni che, assieme alla chiesa attorno alla quale si accovacciano, presentano la straordinaria peculiarità di rimanere chiusi e disabitati per un anno intero, finchè non si rianimano per vivere una intensa ed effimera vita di nove giorni. Allora interi gruppi familiari verranno, da uno o più paesi, per scogliere una promessa fata al Santo e rimanere lì a soggiornare sotto la sua tutela, facendo festa e dandosi ai piaceri dell'ospitalità» - Clara Gallini, Il consumo del sacro
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Quello di Terra di Sardegna è un territorio le cui origini sono fortemente connesse alla vita agricola o agro-pastorale: la vita quotidiana era quindi scandita dai ritmi dell’anno agrario. La terra e i suoi cicli produttivi, dunque, dettava i tempi delle feste, dei momenti di aggregazione tra la gente, delle preghiere, dei riti propiziatori utili alla buona riuscita delle colture o per placare epidemie e carestie.

Le occasioni di festa sono connotate non soltanto dai riti ma anche da elementi che si discostano dalla normalità: l’abbigliamento, l’alimentazione, l’attività lavorativa, l’osservanza o meno di divieti, la reciprocità e il dono, lo svago e il divertimento collettivo.

Ogni stagione, ogni mese, è caratterizzato da un evento particolare, che affonda le proprie radici nella religiosità, in culti di origine pagana o riprenda le caratteristiche di entrambe le sfere.

Si inizia a Gennaio, con la “festa dei fuochi” di Sant’Antonio (Bitti, Lula, Orune, Onanì, Osidda), che costituisce un momento suggestivo per gli aspetti rituali e la funzione socializzante: i grandi falò accesi illuminano la notte a cavallo tra il 16 e il 17 gennaio.

La festa di Sant’Antonio introduce il momento in cui più di ogni altro si rovesciano le regole e le convenzioni sociali: il Carnevale. Sfilate e carri allegorici si affiancano a maschere che richiamano a riti dionisiaci e alla perenne lotta tra bene e male (o tra uomo e natura). E’ il caso de Su Battileddu di Lula che costituisce la vittima sacrificale del Carnevale: intorno a lui si muovono maschere dal volto nero che lo aggrediscono più volte fino a ucciderlo. Su Battileddu viene quindi fatto sfilare su un carro, ma alla fine risorgerà.

Alle porte della primavera i riti dionisiaci lasciano lo spazio alla religiosità di quelli pasquali: le rappresentazioni della Via Crucis, de S’Iscaravamentu e de S’incontru definiscono i momenti più solenni della manifestazione, con un costante richiamo alla fertilità della terra e all’auspicare un buon raccolto.

Da Maggio a Settembre si concentrano le principali feste religiose, diventando sempre più numerose man mano che ci si avvicina alla fine dell’estate. Al principio di questa si concludeva l’anno pastorale, per riprendere a Settembre, Capudanni, ed era un periodo in cui si aveva maggiore disponibilità di tempo e beni alimentari, utili a perpetuare quei comportamenti legati all’aggregazione e all’incontro. Quello estivo era anche il tempo delle feste lunghe, che prevedeva il soggiorno novendiale presso un santuario campestre in cui ogni momento della giornata era socializzato. Usanza e modo cerimoniale che pare rimandi ai riti di incubazione preistorici presso le tombe dei giganti e all’ordalia che si presume venisse praticata nelle adiacenze dei pozzi sacri di periodo nuragico.

Si rivivono quei momenti quindi in occasione delle celebrazioni di San Francesco (Lula e Onanì, maggio e ottobre), de Nostra Sennora de Su Cossolu (Beata Vergine della Consolata) e de N.S. de su Carmini (B.V. del Carmelo), che si svolgono a Orune rispettivamente al principio e al fine del mese di Agosto, de S’Annossata (Annunziata) o la festa del Miracolo a Bitti, o ancora Santu Bachis (san Bachisio) a Onanì, e sant’Angelo a Osdda.

La tradizione rivive nelle numerose manifestazioni equestri, che si esplicano in particolare proprio in occasione delle principali feste religiose: palii e pariglie arricchiscono il calendario del tempo festivo, momento di ritrovo per gli appassionati del genere.

L’autunno e l’inverno portano con sé i riti legati al ricordo dei defunti e quelli di buon auspicio per il nuovo anno. E’ il caso de Sas Animas (31 Ottobre) e dell’Arina Capute, o Peti Arina (Bitti, Lula, Onanì, 31 Dicembre).