I dolci tipici

project

  • Cibo, CulturaCategory
  • «Non potreste credere come in Sardegna si manipolano le paste, gli zuccheri, e le spume, in quante guise le saporano di essenze meravigliose, e di che belle forme le foggiano. Per lo più la crosta è leccata d’albume candidissimo, grandinato di coccolette di coriandolo o di finocchino, di candito di mammole, e di fior di timo, e per fin di stelluzze di oro e argento, ch’è uno splendore» - Bresciani, "Dei Costumi dell'Isola di Sardegna"
photo
photo
photo
photo
photo
photo

In Terra di Sardegna tutto ha un significato particolare, e dolci non sono da meno.

La prima funzione dei dolci (e dei pani cerimoniali) è relativa alla distinzione tra tempo festivo e tempo ordinario. Alle mani sapienti delle donne, detentrici quasi esclusive dell’arte dolciaria e della panificazione, era affidato il fondamentale compito di dare ordine al tempo, partecipando, al contempo all’atto cerimoniale dell’abbondanza e della copiosità, esorcizzando il rischio di precarietà.

Come tanti elementi culturali, anche quelli della sfera dolciaria seguono l’antico calendario agricolo.

La prima festa in cui il dolce manifesta tutta la sua potenza segnica è l’inizio del mese di novembre, con la festività di ognissanti e la commemorazione dei defunti, momento che rapportato al calendario delle attività agricole corrisponde a quello della semina. E i morti, che col grano appena seminato condividono il grembo della terra, nella concezione dell’agricoltore arcaico sono in grado di controllare e garantire un felice esito del raccolto. Papassinos e Gupulettas caratterizzano questo periodo.

Le feste di Sant’Antonio Abate, della Candelora e di San Biagio introducono al Carnevale, apoteosi dei dolci fritti. A dominare sono sfoglie modellate e messe in forma a stregua di trine e merletti (Origliettas), trecce, e spirali, paste lievitate con l’aggiunta di altri ingredienti ricchi come formaggio fresco e uova, da cui ricavare Zeppole e Rubiolos.

La morte e resurrezione del Cristo diviene metafora riassuntiva tanto del processo di morte e resurrezione dell’uomo quanto di quello del grano. Tra i dolci tipici del periodo pasquale: sas Casatinas, dove l’uovo ricorre, seppur scomposto, a costituire ripieno, assieme al formaggio o alla ricotta, e sos Cocconeddos.

In occasione di battesimi, fidanzamenti e cerimonie i dolci, oltre che segnare i momenti salienti della via, si ricoprivano di significato sociale, tanto nel fare che nel dare. Attraverso Arantzada, Guelfos, Barchettas, Giarminos infatti, si suggellava l’unione di due famiglie (dare), e queste stesse collaboravano nella realizzazione dei dolci stessi (fare).

E come non scordarsi de Sos Puzoneddos de su Cossolu, , ex voto alimentari preparati a Orune in occasione della festa della Madonna Consolata, che si pongono tra la sfera del pane e quella dolciaria e la Sebada, regina incontrastata dei menù più tipici.