Le chiese campestri

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  • «Immaginatevi 3-5Km (o più) di strada bianca, immaginatevi deserti di rocce, immaginatevi un cielo implacabile, immaginatevi un’erba esile e magra interrotta all’improvviso da macchie di verde intenso, immaginatevi pianure rosee di asfodeli e colline bianche di cisto a maggio, immaginatevi fiumane di oleandri a giugno e l’enorme solitudine di un orizzonte dilatato.[…] In questa solitudine campestre sorgono i villaggetti della novena che hanno la peculiarità di rimaner chiusi e disabitati per un anno intero, finché non si rianimano per vivere un’intensa ed effimera vita di nove giorni.» (Clara Gallini, Il consumo del sacro)
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Un modo inusuale per conoscere la Sardegna, e nello specifico il territorio sovrastato dal Montalbo, è fare un giro per le numerose chiese campestri.

Testimonianze della religione cristiana si ergono in scenari paesaggistici di tutto rispetto, e spesso nelle vicinanze dei siti di un’altra religione, quella pagana, o più propriamente della civiltà nuragica.

Piccole strutture di semplice architettura o grandi santuari che una volta l’anno si animano, trasmettendo la devozione e la convivialità che solo le feste campestri sono capaci di generare. Feste che divenivano occasione di incontro tra pellegrini e locali, o ancora, occasione per combinare matrimoni e concludere scambi commerciali.

Un museo a cielo aperto, che nasce da una leggende o da storie legate al santo di turno. Frequenti sono le origini dovute al ritrovamento della statua in un particolare punto o la nascita dei luoghi di culto come testimonianze di fede e ringraziamenti.

L’atmosfera che circonda questi siti, inoltre, rende piacevole la visita fuori stagione: il silenzio della campagna e il misticismo del luogo riescono a trasmettere sensazioni uniche che permangono oltre la prima scoperta.

Bitti. E’ il centro con il più alto numero di chiese (21). Ben 12 sorgono tra le sugherete e le colline del territorio. Tra queste sono sicuramente da citare i grandi santuari di N.S. del Miracolo, che sorge in una collina poco fuori l’abitato, e quello della Santissima Annunziata, distante 35 km dal paese, e meta di un importante pellegrinaggio. Le altre: N.S. del Buoncammino, N.S. di Bonaria, San Giovanni Battista, San Matteo Apostolo, Sant’Elia Profeta, Santa Lucia, Santa Maria, Santo Stefano Primo Martire , San Giorgio di Dure, Spirito Santo.

A Orune, situato a poche decine di chilometri dal capoluogo Nuoro, vi è la chiesa di N.S. della Consolazione, o de su Cossolu. In onore della Vergine viene organizzata una delle più grandi e sentite feste del paese e preparato il pane simbolo della Oronou deleddiana: Sos Puzzoneddos de su Cossolu.

Le chiese campestri attorno Lula hanno la particolarità di essere incorniciate dall’imponente Montalbo:  N.S. del Miracolo, San Matteo Apostolo, San Nicolò Vescovo. Da citare inoltre il santuario di San Francesco d’Assisi, meta di pellegrinaggio anche per i cittadini nuoresi.

Onanì, nonostante le sue piccole dimensioni, vanta un buon numero di chiese a due passi dall’abitato, molte delle quali arricchite dagli affreschi dell’artista Diego Asproni, che è riuscito ad affiancare le vite dei santi agli aspetti della vita quotidiana della società agropastorale del territorio. Ecco quelle da non perdere: San Bachisio, San Francesco S’Assisi, Sant’Elena Imperatrice, SS Cosma e Damiano, San Pietro. Quest’utlima, in particolare, merita attenzione: si tratta, infatti di uno dei pochi esempi di edifici religiosi costruiti in granito (ricavato dal vicino e omonimo nuraghe).

Di altrettanto fascino e mistero sono i ruderi delle antiche chiese: Santa Maria, a Onanì; S.Anna e i SS Cosma e Damiano a Bitti, Sant’Efisio a Orune.