il Canto a Tenore

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Il canto a quattro voci sardo è una delle espressioni culturali che caratterizzano la Sardegna. Il tenore, chiamato in alcuni paesi anche cuncordu, cussertu, cuntzertu, cunsonu, o cuntrattu può essere descritto come un canto solista accompagnato da accordi. Il primo, sa boghe, canta un testo poetico in lingua sarda, mentre gli altri tre cantori, su bassu, sa contra e sa mesu boghe, lo accompagnano con sillabe dai suoni gutturali.

Le origini del canto sono certamente antiche. Per alcuni risalgono addirittura al periodo nuragico, a giudicare dal ritrovamento di una statuina di bronzo che riportava la classica posizione del cantore.

Attorno al canto a tenore ruota una leggenda: si dice che sia nato come imitazione delle voci della natura: su bassu riprodurrebbe il muggito del bue, sa contra il belato delle pecore, sa mesu boche il sibilo del vento, sa boche l’uomo stesso.

Sono tre le forme secondo le quali si articola il canto: a boche seria, o  boche ‘e notte, è la forma più eseguita, connessa alla pratica quasi scomparsa delle serenate notturne, dove la voce emerge pacata; a muttos, con testi di argomento amoroso o umoristico-satirico; a boghe ‘e ballu, nata per accompagnare i balli sardi.

L’area di diffusione del canto è molto vasta, e comprende oltre sessanta paesi del centro-nord dell’Isola (tra i paesi dove è più viva la tradizione: Orgosolo, Orune, Oliena, Oniferi, Orosei, Bitti, Buddusò, Lula, Bolotana, Dorgali, Silanus, Bortigali, Seneghe, Torpé, Fonni, Irgoli, Mamoiada, Ollolai, Siniscola, Urzulei). A ciascuna comunità corrisponde un modo unico di cantare, rappresentando per le giovani generazioni un concentrato simbolico identitario.

Il 9 ottobre del 2006 il canto a tenore è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio immateriale dell’umanità.

Museo Multimediale del Canto a Tenore – Bitti.

Cooperativa Istelai.