scoperta su saccu

La grandiosa scoperta della voragine Su Saccu, nel Montalbo

Per il gli amanti del cuore della terra abbiamo un racconto particolare che narra di importanti scoperte, passione e un pizzico di avventura. Siamo nel Montalbo, il massiccio calcareo che sovrasta la nostra Terra di Sardegna, nell’ormai quasi lontano 2002.

Le parole che seguono sono riportate direttamente da uno dei protagonisti, Mario Forroia, che racconta gli attimi che caratterizzarono la scoperta della voragine “Su Saccu”, in territorio di Lula.

montalbo sp2

Mercoledì 31/07/2002 : LA SCOPERTA

«E’ estate, un giorno di gran caldo, tempo di ferie e di relax . Tutti vanno al mare ed i miei colleghi dello Speleo Club Nuoro non fanno eccezione. Io invece, più propenso alla montagna, sono in paese, a Bitti, che mi annoio . Così all’improvviso decido e zaino in spalla mi trovo ai piedi del Montalbo, solo soletto, nel sentiero che porta alla Sella di Nurai, fra Punta Catirina e Punta Turuddò . La strada si inerpica tortuosamente sulla montagna, chiusa a tratti tra una fitta vegetazione, sino alla sella. E’ l’antica via dei pastori che transumavano con le greggi dalle terre alte di Lula alle terre basse della Baronia alle pendici di Monte Pizzinnu. Salendo di quota la vegetazione tende a diradarsi lasciandomi la possibilità di spaziare con lo sguardo e ammirare le stupefacenti pareti calcaree che si ergono ai lati del sentiero. Arrivato a circa 150 mt. dall’ultima curva mi siedo un attimo all’ombra di un leccio per riprendere fiato ed ammirare il paesaggio. Lo sguardo cade su un piccolo buco nel bel mezzo del sentiero : all’inizio non ci faccio caso, però guardando attentamente, mi accorgo di una piccola ragnatela tesa sopra il buco che vibra per il vento. La cosa mi incuriosisce parecchio visto che non ha tirato un’alito di vento in tutta la giornata . Mi alzo e mi avvicino per guardare e…….accidenti soffia! Ci deve essere qualcosa! Infilo a malapena la mano in questo minuscolo buco, e la roteo all’interno : tocco quasi dappertutto tranne a destra da dove esce una gelida corrente d’aria. “Gasatissimo” metto mano al cellulare e …. Pronto Ciano? Ho trovato un buco che sbuffaMa va ?Si sbuffaE dove?Nel sentiero di Nurai, nel MontalboAllora bisogna venire a vedereSi – .

 Sabato 03/08/2002 : DISOSTRUZIONE

montalbo speleo

Nei giorni seguenti alla scoperta, gira la voce ed il venerdì successivo arrivando in sede del S.C.N. c’è un certo fermento. Come entro vengo subissato da domande: Dov’è? Com’è? In che zona? E’ lontano? Prosegue? Quanto è lunga? E io rispondo : non so, bisogna disostruire.

Il giorno dopo, sabato, si va a fare la disostruzione. Siamo in due: Paoletto ed io. Siamo “armati” sino ai denti. Abbiamo di tutto: martello, punzotto, trapano, manzi, vanga, cazzuola e persino una mazza di 3,5 kg che poi si è rilevata molto utile. Arriviamo al buco e decidiamo sul da farsi: la roccia non sembra molto compatta, proviamo con un manzo. Cilecca! A quel punto usiamo la mazza e la cura sembra dare i suoi effetti, dato che il buco diventa sempre più grande e si comincia ad intravedere qualcosa. Provo ad infilare il casco acceso e poi la testa: c’è una stanza larga all’incirca 3 mt. e lunga 6 che finisce in un vuoto buio e nero. Ancora non si passa, e provvediamo a dare qualche altra mazzata al buco: finalmente si passa. Entro! Com’è? Mi grida trepidante Paoletto da fuori. C’è un pozzo! Gli rispondo. Di quanto?Non so, forse una trentina di metri. Esco fuori, provvediamo a chiudere l’ingresso con pietre e frasche e rientriamo. Ci fermiamo alla fontana Friscumele per rinfrescarci . Squilla il mio cellulare : è Ciano. Allora cosa avete trovato?Niente, non c’è niente (balla)- come niente? Fa con voce delusa… Si nientePeccato.

 Non riuscendo più a trattenermi sbotto: abbiamo trovato una voragine– Davvero? E-vvai! Bisogna organizzare per domani !

 Domenica 04/08/2002 ESPLORAZIONE

su saccu

L’indomani siamo un bel gruppo: Ciano, Giovanni, Santino, Boboreddu, Gianni, Laura e naturalmente io (Mario). Siamo nuovamente al buco , che provvediamo ad allargare ancora un po’. Armiamo ad un albero ed entriamo nella stanzetta dell’avangrotta. Fissiamo uno spit per il corrimano che arriva sulla verticale del pozzo quindi armiamo la discesa . Il primo a scendere è Ciano e io mi preparo subito appresso. Mentre aspetto il segnale di “libera”, sento le grida d’entusiasmo di Ciano: dev’essere niente male laggiù . Ecco il segnale: libera! inizio a scendere e mi accorgo che abbiamo armato in una colata che termina in basso con delle maestose orecchie d’elefante. Subito dopo la corda si allontana dalla parete e giro liberamente intorno alla stessa ammirando tutt’attorno a circa 20 metri dal fondo. Guardando meglio sulla destra, seminascosta dalle orecchie d’elefante, scorgo un’ incredibile cannula: sarà lunga almeno 3 metri. Veramente incredibile: questa particolare concrezione l’ho vista così solo a Su Palu. Arrivo alla base del pozzo, 40metri più in basso e constato la sua bellezza. Ci raggiungono tutti gli altri. Oltre una spaccatura ci spostiamo lateralmente e l’aspetto della cavità cambia: c’è un altro dislivello, con le pareti tappezzate da cristalli di calcite sulle quali spicca una bellissima eccentrica bianca tipo “riccio di mare” . Questa parte della voragine ha molti appigli naturali e possiamo scendere in libera. L’aspetto cambia ancora con le pareti ricoperte da concrezioni a “cavolfiore”. Arriviamo ad un altro pianerottolo dove sulla destra, a fianco ad una spessa e concrezionata parete, si intravede un possibile passaggio che dovremo disostruire. Più giù arriviamo alla terza parte del pozzo, diviso in due da una ciclopica colonna; fissiamo la corda e io e Santino scendiamo ancora. Arrivati giù l’altimetro mi segna meno 100 metri . Ma non è ancora finita: troviamo un quarto pozzo di circa 20 metri, con altri pozzi paralleli ed intercomunicanti. In pratica siamo in presenza di un’unica voragine, di circa 120 metri (almeno per ora) che crolli e successivi concrezionamenti hanno diviso in vari livelli .

 Una bella scoperta e si deve ringraziare doverosamente quel piccolo inquilino, il ragnetto, che con la sua tela mi ha fatto trovare questa meraviglia.»

Il racconto è tratto direttamente dal sito dello SpeleoClub di Nuoro. Si ringrazia di cuore Giacomo Milia per la condivisione di questo pezzo di storia di terra di Sardegna nel gruppo FB Vitzikesos, e sopratutto Mario Forroia, che con le sue parole ha permesso tutti noi di provare le stesse emozioni.