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Settembre: le feste di Lula

«Immaginatevi 3-5Km (o più) di strada bianca, immaginatevi deserti di rocce, immaginatevi un cielo implacabile, immaginatevi un’erba esile e magra interrotta all’improvviso da macchie di verde intenso, immaginatevi pianure rosee di asfodeli e colline bianche di cisto a maggio, immaginatevi fiumane di oleandri a giugno e l’enorme solitudine di un orizzonte dilatato.[…]»

(Clara Gallini, Il consumo del sacro).

In Sardegna il nuovo anno viene sancito più che dai fuochi d’artificio, dall’arrivo del mese di Settembre e delle sue numerose feste campestri. Queste registrano un alta concentrazione tra Maggio e il Capudanni, Settembre appunto, con un netto infittirsi man mano che si giunge alle porte dell’autunno.

La motivazione risiede, ancora una volta, in quel calendario dettato dalla natura e dagli antichi mestieri. Maggio infatti, corrispondeva alla chiusura dell’annata pastorale: si rientrava dai lontani e più caldi pascoli, si tosano le pecore, si vende il formaggio; i mesi estivi sono dedicati alla mietitura; Settembre, periodo di stasi del lavoro agricolo, era il mese dei matrimoni, dei contratti di lavoro e di locazione.

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Il grosso cambiamento avvenuto alla metà del secolo scorso, portando alla nascita delle nuove forme di cultura di massa, non ha cancellato alcuni elementi della “vecchia cultura”. La festa religiosa comunitaria, infatti, è considerata come un prezioso bene ereditato dagli antenati, un bene collettivo che continua a esprimersi attraverso rituali carichi di simbolismi identitari e sacrali. Moderno e arcaico, dunque, si ritrovano ancora una volta nello spazio della cultura locale, perfettamente integrati tra loro.

Il dono, il banchetto, la festa, il consumo dei beni è indirizzato verso profondi significati sociali: quei legami tra famiglie, lavoratori, comunità e più profondamente tra uomo e natura, che si sancivano e confermavano in uno spazio collettivo, e non privato, perché si sarebbe trasformato in cosa segreta. La festa come momento di riconoscimento comunitario, occasione in cui si ribadiscono i valori della mutualità, copre la precarietà attraverso la valorizzazione del ludico.

I frutti delle fatiche di un anno venivano spesso spesi nelle feste, ricche di significato e simbolismo.

Siamo in campagna, fuori dal paese, circondati da una natura spesso non modificata dall’uomo. E mentre il paese è sempre lì, visibile e raggiungibile, la chiesa campestre bisogna andare a cercarsela, il più delle volte in fondo a una strada che finisce lì.

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A Lula invece, i sentieri per le chiese campestri portano direttamente alle pendici del maestoso Montalbo. Durante le feste di settembre la vita comunitaria si sposta presso le chiese e i sagrati dedicati alla Beata Vergine del Miracolo (primo fine settimana del mese), San Nicola da Tolentino (secondo fine settimana) e San Matteo (terzo fine settimana). Attorno tali chiese non esistono cumbessias, le piccole case che costituivano punto d’appoggio per i novenanti, presenti in numerosi santuari campestri. Piuttosto sono presenti piccole stanze utili per riporre gli oggetti in uso alla festa.

Storicamente ognuna di queste feste è organizzata da un gruppo di tre priori che rappresentavano le attività principali operanti nella comunità lulese: N.S.del Miracolo era organizzata dagli allevatori di oviniErvecaglios – ; San Nicola dagli agricoltori: Sos Massaios; San Matteo dagli allevatori di bovini: Sos Vacaglios.

La scelta delle famiglie ricadeva un tempo sulla cerchia degli “iscritti”, le cosiddette parti, i cui nomi venivano scritti su dei fogliettini accuratamente piegati e riposti all’interno di una federa. Si procedeva poi con un sorteggio: il primo estratto dopo il nome del Santo sarebbe diventato il primo priore, seguito poi dagli altri due. Oggi chi dovrà essere priore, viene deciso per tempo, attraverso un accordo tra le parti precedentemente preso.

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Le feste, frutto di duro lavoro, sono caratterizzate da grandi pranzi comunitari che i priori offrono al resto della comunità e a fedeli devoti e sono a base di brodo, carne bollita, sanguinacci e corda.

 Il culto della terra si consacra ancora una volta, celebrando l’inizio del nuovo anno agricolo con i buoni auspici per una positiva annata per le campagne.

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Un sentito grazie a Mariangela Dui per le preziose informazioni

Per saperne di più:
Clara Gallini, Il consumo del sacro – Ilisso
www.luvula.it
www.comune.lula.nu.it