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San Giovanni: fuoco, acqua, erbe, estate.

La festa in onore di San Giovanni, comune a molti paesi di Terra di Sardegna, inaugura un periodo importante: l’inizio dell’estate. E’ ormai risaputo quanto molti elementi delle tradizioni fortemente legate alla religione e alla devozione, in realtà affondino le radici in culti pagani, e più ancora in quel calendario naturale che sanciva tempi di festa e di lavoro.

San Giovanni è anche solstizio d’estate, momento di transizione e cambiamento. Il termine solstizio deriva dal latino sol stat – il sole staziona. Dal 21 al 24 giugno, infatti, il sole raggiunge il massimo punto nell’orizzonte, facendo sì che il numero di ore di luce superi quelle di buio. La luce quindi trionfa, e il momento di transizione conferisce influssi positivi alla terra, a coloro che la abitano, al fuoco e all’acqua. Non è dunque un caso che per decretare questo momento si accendano fuochi e che il termine sardo che indica il mese di giugno sia lampadas (o lampatas) – lampade, o luci, che venivano accese per illuminare le notti e allontanare le avversità.

Luce che purifica, che allontana i mali, che stringe ulteriormente i legami di parentela e amicizia. L’acqua, d’altro canto, diventa terapeutica e divinatoria, usata per lenire dolori o prevedere carestie, matrimoni, nascite. Secondo un’antica credenza il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua): da qui derivano i riti legati ai due elementi , divenuti attributi del santo: acqua, con cui battezzava, e fuoco.

In tutta l’isola è diffusa l’usanza di raccogliere, durante la notte di san Giovanni, particolari erbe, considerate scaccia-spiriti maligni. A tal proposito non possiamo non nominare l’erba di San Giovanni, l’Iperico – dai poteri divinatori, nato, secondo la leggenda, dal sangue di San Giovanni. Si segnalano anche ferula, artemisia, salvia, menta…

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Oltre i significati magici non scordiamo quello legato al lavoro. Nelle società agropastorali, infatti, i giorni del solstizio segnavano il passaggio al periodo delle messi e della raccolta.

Ma c’è un altro fatto che vogliamo ricordare, maggiormente legato alle dinamiche umane, più che a quelle spirituali.

L’altopiano di Bitti ospita il santuario campestre di San Giovanni, chiamato dalla comunità San Giovanni ‘e S’ena, secondo la credenza, costruito da una donna miracolata. All’ombra di quelle mura venne scritto un pezzo di storia delle comunità di Bitti e Orune: nel 1887, infatti, vennero stipulate le paci tra i due comuni, martoriati da una guerra originata da ragioni di confine, terre contestate e privatizzazioni a seguito dell’editto delle chiudende del 1820.

A Bitti, dunque, solstizio d’estate e festa di San Giovanni diventano ricorrenza di pace.

 chiesa san giovanni

Per saperne di più

Bibliografia
Richard Heinberg, I riti del solstizio, Edizioni Mediterranee, 2001
 Roberto La Paglia, Le superstizioni dalla A alla Z dal Piemonte alla Sicilia, Hermes Edizioni, 2006