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Quella volta in cui Lula salvò il Montalbo

Il Consorzio Terra di Sardegna ha posto, sin da subito, tra i suoi principi cardine, quello relativo alla sostenibilità, al rispetto e alla valorizzazione del territorio. Su questa stessa scia oggi vi presentiamo un’importante fatto storico che risale a poco più di 30 anni fa, le cui tracce si ritrovano ancora in uno dei murales più belli del paese di Lula.

Siamo nei primi anni Ottanta. C’è gran fermento e tante discussioni. Case piazze e sale riunioni, infatti, sono il luogo di confronti, dibattiti, riflessioni e azioni.

Si discute di salvaguardia del territorio e in particolare di Sa ‘e Tamponi, un terreno sul Montalbo, il gigante bianco che sovrasta il borgo tra nuorese e baronia.

Montalbo

Montalbo

Tutto iniziò quando si venne a sapere che il corpo forestale regionale autorizzò due imprenditori al taglio degli alberi nel fitto bosco del Monte. Due cittadini lulesi, infatti, comunicarono al sindaco che

«[…] si è notato che nel tratto di strada tra Monte Pizzinnu e Saderi, un socio di persone […] stanno aprendo una strada lunga oltre quattro km, partendo dalla strada statale Nuoro-Siniscola per arrivare a su Settile di Altudè. La strada in questione per circa 1500 metri lineari è stata già sbancata e permette l’accesso di mezzi di trasporto».

In poco tempo si costituì un comitato spontaneo per la tutela del patrimonio boschivo, faunistico e naturale del Montalbo, che, attivo sin da subito, lanciò una raccolta firme per una petizione popolare in merito ai fatti.

«Era un comitato nato spontaneo per contrastare gli scempi abusivi che stavano commettendo.[…] avevano preso l’appalto per tagliare in terreni che appartenevano a due famiglie: Leoni-Goddi e Marzano.  Avevano fatto la strada che andava dalla 131 sino al monte. Le cose strane: potevano utilizzare tritolo per fare la strada. Ovviamente poi i massi cadevano a valle. Man mano che proseguivano con la strada tagliavano tutto, indistintamente.  Noi ci siamo opposti. Lì c’era una mulattiera, passavano i carri che un tempo trasportavano legna e carbone, che veniva poi portato alle baronie. Quella piccola strada comunale alla fine l’hanno resa privata, mettendo sbarre. Noi avevamo fatto opposizione. Si era così formato il comitato.» (G.C.,Lula)

alberi sas patzatas montalbo

Al fine di arginare il danno ecologico e ambientale, il comitato propose alla Regione Sardegna l’acquisizione dei terreni, con un’ulteriore richiesta di inserire sa ‘e Tamponi nella zona H,  che garantisce ai comuni parti del loro territorio di particolare pregio naturalistico e interesse per la comunità.

«Sul monte inoltre vi era un punto bellissimo: uno spiazzo, di 200 ettari, con alberi secolari. Loro facevano tagli a pettine e a raso. Quindi loro avevano comprato il bosco per fare soldi, non per valorizzarlo. Si è quindi formato il comitato e abbiamo fatto le rimostranze al comune, alla ragione, alla forestale. Però era proprio la forestale che li aveva autorizzati. Quando siamo passati noi c’erano ancora le casse col tritolo che utilizzavano per fare le esplosioni. Non avevano nemmeno autorizzazioni per i lavori per la strada, né la licenza edilizia. Quindi si è formato il comitato. Riunioni e assemblee aperte a tutti.» (G.C.,Lula)

 La giunta regionale avviò quindi, il programma di fabbricazione e inclusione di sa ‘e Tamponi nella zona H, ma con due importanti modifiche, la prima concernente la cancellazione dell’attività silvoculturale, mentre la seconda, con una certa ambiguità, riguardante “l’apertura  a nuove strade, realizzazione di canali, terrazzamenti, disboscamenti non sono consentiti se non espressamente autorizzati dal comune, previo parere dei competenti organi regionali”.

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«A forza di far reclami, siamo riusciti a far intervenire quelli della regione. Questi ci dicevano “noi possiamo fare qualcosa, ma voi dovete organizzare un atto dimostrativo serio, così da metterci in condizioni di agire, perchè si tratta comunque di terreni privati”. […] Al comitato si unirono l’allora presidente del WWF e tecnici dell’ente foreste. Nel frattempo tanti comuni avevano dato solidarietà al comitato: mandavano le delibere dei consigli comunali sul tema della salvaguardia. Per cui il gruppo si allargò. […]la regione non poteva dare soldi al comune per acquistare terreni, perché questo aveva già terreni comunali abbandonati. Una soluzione era acquistarli per poi passarli al demanio, ma si doveva comunque liquidare questi che stavano tagliando, che avevano dato un acconto. Ne è venuto fuori che alla fine la regione, dopo tante pressioni, si è trovata costretta a trovare i soldi e procedere con acquisto» (G.C.,Lula)

La vicenda si concluse  nella primavera del 1983, quando l’assessore regionale all’ambiente e il proprietario della terra firmarono la promessa di vendita dei circa 900 ettari di foresta, il tutto suggellato da una visita nel Montalbo avvenuta l’11 maggio alla quale partecipò lo stesso assessore, il procuratore e i capi della forestale. Mancarono all’appuntamento, invece, i membri del comitato che di quella battaglia erano i diretti protagonisti. Per denunciare il fatto Paolo Pillonca su l’Unione Sarda afferma “[…] non ci sono perché nessuno li aveva invitati. La vittoria, per l 90%, è merito loro. Dimenticarli è come minimo una mancanza di cortesia”.

In quell’occasione venne fatto un murales, in una delle piazze centrali del paese, piazza De sas Faulas, luogo di incontro e di racconti. L’opera fu creata da Murales di Diego Asproni, Francesco Del Casino e la terza media del 1981. Sulla grande parete si riportano i versi di Chircantoni Corrias:

“Dae Mont’Albu/monte a nois tantu caru, /ca nos at elevatu e nos cumprendet/ unu vastu orizzonte/amenu e tantu raru/de sa natura s’incantu s’intendet/Nois addormentatos/Semus o ischitatos/Libertate e giustizia sognende/De unu populu afflittu/C’at àpitu negatu/Ogni dirittu”

“Dal Montalbo, monte a noi tanto caro, perché ci ha elevato e ci capisce/ un vasto orizzonte, delizioso e tanto raro, della natura si sente l’incanto. Noi addormentati, ci siamo svegliati, sognando libertà e giustizia di un popolo afflitto che ha visto negato ogni diritto”.

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Bibliografia: Tesi di laurea “Danilo Dolci a Lula” di Patrizia Beccu. Università degli studi di Sassari AA 2010/2011
Si ringrazia Giovanni Cabua per la sua preziosa testimonianza