batileddu danilo anedda

Su Battileddu, il dio-vittima sacrificale

«Corna di caprone e sonagli di Dioniso, visi contriti per un rito selvaggio di sangue, versato caldo. Terra fecondata dal sacrificio di una vittima sbeffeggiata, uccisa e poi adorata. La morte e la rinascita come rito universale di rinnovamento.»

battileddu giulia mameli

Fertilità della terra, paganesimo, eterna lotta tra uomo e animale. Dietro Su Battileddu (o Batiledhu) c’è tutto questo e molto altro.

Siamo alle porte del Carnevale, periodo di rovesciamento delle regole e delle convenzioni sociali, la cui origine si perde nei saturnali romani e, prima ancora, nelle feste greche. Se volessimo azzardare qualche ipotesi, nulla di strano che i nostri antenati autoctoni ci abbiano messo lo zampino.

La maschera di Lula, abbandonata e dimenticata nella prima metà del Novecento, è stata riscoperta di recente (2001), grazie a una serie di studi e ricerche che si inseriscono nell’ampio panorama della ri-valorizzazione di tante altre maschere sarde.

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Su Battileddu è il protagonista principale del Carnevale ai piedi del Montalbo. Il nome deriva da battile, che in lingua sarda significa “straccio”, “buono a nulla”. Questo elemento, in un certo senso, accomuna Lula a tanti altri paesi. Il ruolo di battile, infatti, che rappresentava anche la personificazione del Carnevale,  veniva ricoperto spesso da un poveraccio: pur di ottenere cibo e bevande, che si raccoglievano con la questua, era oggetto di sberleffo dalla compagnia che lo portava in giro.

Secondo la studiosa Dolores Turchi, però, l’origine del termine si potrebbe ritrovare anche in “bathileios” – ricco di messi -, indicando, con ogni probabilità, colui che avrebbe reso fertili i campi. Tale concetto risulta essere in linea con le antiche rappresentazioni della morte e della passione di Dioniso e dei riti agrari che prevedevano la fecondazione della terra con il sangue.

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Un Dio-vittima sacrificale che vesti pelli montone, ha il volto nero dalla fuliggine e il muso sporco di sangue. Possiede delle grandi corna, tra le quali è posto uno stomaco di capra. I suoi movimenti sono accompagnati dal suono di rumorosi campanacci (marrazzos).

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Su Battileddu non è certamente l’unico personaggio. Ad esso, infatti, si affiancano sos Battileddos Massajos, uomini vestiti da contadini,  e sos Battileddos Issocatores , i guardiani del bestiame, che strattonano e pungolano la vittima: il sangue che sgorga dal ventre del dioniso feconderà la terra.

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Il sacrificio di questo viene cantato dai Battileddos Gattias, le vedove (impersonate da uomini) che intonano lamenti funebri, sos attittos, mettendo in scena un corteo funebre.

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Intanto su Battileddu si arrende, si accascia a terra, muore.

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Per poi risorgere con un bicchiere di vino che da via alla festa vera e propria.

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Quella di Lula è certamente un’esperienza da vivere, sia per gli amanti del Carnevale sardo, sia per chi è a digiuno dell’argomento. Quindi vi lasciamo con un consiglio: riponete nella custodia le macchine fotografiche e tuffatevi nell’esperienza. Appuntamento a Sabato 14 Febbraio.

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Gli autori delle immagini:
In copertina: Danilo Anedda; Foto 1: Giulia Mameli; Foto 2, 4,8, 9, 10, 11, 12: Emanuele Secci; Foto 3, 14: Antonella Deiana; Foto 5, 6, 15, 16, 17: Mattia Orlandini; Foto 7: Mariafranca Mussinu; Foto 13: Sandra Poddighe