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Sos puzzoneddos de su Cossolu. Il pane votivo simbolo di Orune

In Terra di Sardegna spesso il confine tra pane e dolci si fa labile. Succede infatti che in alcune occasioni i pani vengano “potenziati” con l’aggiunta di altri ingredienti. Questi, assieme ai dolci,  costituivano un mezzo per distinguere il tempo festivo da quello ordinario.

Ancora una volta tutto era (ed è) in mano alle donne: un saper fare non verbalizzato che continua a trasmettersi tra le generazioni.

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I pani votivi rappresentano tutto questo: alla divinità si dona infatti qualcosa che va oltre l’ordinario, sia nell’estetica che negli ingredienti, quasi per indurre chi riceve a contraccambiare con la stessa magnanimità.

Per attribuire un alimento alla sfera del dolce è importante considerare, non tanto la presenza di elementi dolcificanti, quanto il significato che la cultura di appartenenza gli dà. E’ il caso de sos Puzzoneddos de su Cossolu, preparati a Orune in occasione della festa della Madonna della Consolata,  considerati inerenti sia la sfera del dolce che quella del pane.

«Si tratta di un pane benedetto a forma di colomba. A Orune li chiamiamo Puzzoneddos de su Cossolu perché sono il simbolo della Madonna de su Cossolu, della Consolata, che si festeggia il primo lunedì di agosto»

Un’occasione importante, dunque, che si ripete ogni anno in una piccola chiesetta campestre poco distante dal paese.

puzzoneddos de cossolu

Sos Puzzoneddos, che rientrano tra i pani votivi aviformi della  tradizione sarda, sono classificati più come dolci che come pani. Vengono preparati in grandi quantità in concomitanza della festa per essere distribuiti ai fedeli dopo la  benedizione.

«Per gli orunesi è anche un simbolo  di identità, dal momento che tale manifestazione è peculiare del paese.»

L’onere della preparazione grava su sos de sa trippide: le cinque famiglie che detengono la titolarità esclusiva dell’organizzazione della festa. Ma durante la novena, ogni giorno, dopo la messa, quanti, tra i comuni fedeli abbiano fatto voto alla Madonna, distribuiscono ai presenti Sos Puzzoneddos.

«Per noi orunesi sono proprio un simbolo religioso, tant’è che vengono donati dalla tripide in carica alle famiglie che si occupano dell’organizzazione della festa, oppure vengono donati da parte di tutte quelle persone che achene un impinnu, cioè quelle persone che donano sos puzzonedos o per grazia ricevuta dalla Madonna o per esaudire un proprio voto. Sos puzzoneddos vengono poi distribuiti ai fedeli  e la distribuzione si verifica sia durante i giorni della novena, e li distribuiscono quelli che achene un impinnu, sia  il giorno della festa solenne, dopo la processione e la santa messa, da parte della tripide.»

La leggenda di fondazione relativa all’usanza di questo pane dolce votivo narra che la Madonna della Consolata apparve a Pasca Chessa, una pia donna orunese, chiedendole di celebrare ogni anno una festa in suo onore e di confezionare dei pani rituali ispirati al pettirosso che nella statua della Consolata tiene in mano Gesù bambino.

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La presenza del pettirosso associata a Gesù, nell’ambito della cristianità, è legata a numerose leggende. Secondo la più diffusa, l’animaletto mosso da compassione e dalle sofferenze del cristo crocefisso, si sarebbe bagnato le piume del petto col sangue divino, mentre cercava di estrarre i chiodi della croce dalle mani e dai piedi del Cristo.

La preparazione prevede la lavorazione del semolato con il lievito sciolto nell’acqua, sino ad ottenere un composto omogeneo. Inutile specificare che un tempo la lavorazione veniva eseguita interamente a mano: la forza delle braccia e su canneddu (il mattarello) utilizzato per la stesura dell’impasto, sono oggi sostituiti da impastatrici e sfogliatrici. Mediante l’utilizzo di un coltellino (leppedda), dalla sfoglia ottenuta si ricavava la sagoma di un uccellino. Con questo procedimento il lavoro richiedeva tempi molti lunghi, poco conciliabili per la grande quantità di uccellini da preparare in occasione de su Cossolu. Per tale motivo oggi si utilizza uno stampo di alluminio, per poi pintare (decorare) successivamente.

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«Si tratta di un pane dolce che ha subìto alcune modifiche nel corso del tempo. In passato veniva utilizzato la semola e sa madriche, il lievito madre, mentre ora si utilizzano i panetti. Inoltre, ora la lavorazione è facilitata dal fatto che vengono utilizzati degli stampi ben specifici. Al contrario prima la pasta veniva modellata manualmente»

La fase della pintadura ha inizio eseguendo 3 tagli nella sagoma ricava dallo stampo: uno per dividere il becco in 2 parti, uno per creare l’ala e uno per bipartire la coda. A partire da questi 3 tagli principali, sempre con la punta del coltellino (o di forbicine) vengono sfrangiate la coda e l’ala così da suggerire l’idea delle piume.

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«Una volta data la forma, su puzzoneddu depet esse pintadu: si esegue la sua decorazione che comporta nel fare delle incisioni decorative di vario tipo, che talvolta possono riportare a motivi religiosi»

Sforbiciando con la punta delle forbicine sul resto del corpo si ottiene un effetto decorativo aggiuntivo, volto, anche stavolta, a evocare l’impressione del piumaggio. Decorazioni ulteriori o sostitutive rispetto  a quella sopra descritta possono essere ottenute con timbri di legno, in vero sempre meno diffusi. In passato i timbri maggiormente utilizzati erano quelli che imprimevano l’acrostico B.V.C., Beata Vergine della Consolata.

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La complessità e il grado di elaborazione della decorazione finale è strettamente legata alla fantasia e all’esperienza di chi la esegue. Una volta decorati vengono lasciati lievitare per alcune ore e poi infornati a 180-200°.

È possibile ottenere un ulteriore effetto decorativo a cottura quasi ultimata per mezzo della tecnica di s’iscaddadura, operazione consistente nel fatto che sos puzzoneddos appena estratti dal forno, e dunque caldissimi, vengono spennellati con acqua fredda ed introdotti nuovamente nel forno. Quale risultato, la superficie dell’alimento acquisterà un aspetto particolarmente lucido.

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 In passato sos puzzoneddos erano fortemente aromatizzati all’anice.

Con lo stesso impasto del pane della Consolata  viene confezionato anche il pane modde: un pane dolce decorato, la cui consumazione è invalsa tradizionalmente in occasione dei matrimoni (sos isposonzos).

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La forma di base è circolare. Si effettuato 8 tagli, in modo da ottenere 4 listarelle di pasta che poi vengono ripiegate verso l’interno. La superficie  viene poi pintada con timbrature e intagli, trecce e fili realizzati con il medesimo impasto.

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Bibliografia: Dolci in sardegna, ilisso –  aa.vv.
 Si ringrazia Maria Giovanna Chessa per la sua preziosa testimonianza.