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Grazia Deledda e la sua Terra d’ispirazione

Il 10 Dicembre del 1926 Grazia Deledda venne premiata con il Nobel per la Letteratura. Attraverso le sue opere il mondo poté conoscere la Sardegna con le sue sagre popolari, la religiosità, la fierezza del suo popolo le tradizioni e le superstizioni:

« Intendo ricordare la Sardegna della mia fanciullezza, ma soprattutto la saggezza profonda ed autentica, il modo di pensare e di vivere, quasi religioso di certi vecchi pastori e contadini sardi (…) nonostante la loro assoluta mancanza di cultura, fa credere ad una abitudine atavica di pensiero e di contemplazione superiore della vita e delle cose di là della vita. Da alcuni di questi vecchi ho appreso verità e cognizioni che nessun libro mi ha rivelato più limpide e consolanti. Sono le grandi verità fondamentali che i primi abitatori della terra dovettero scavare da loro stessi, maestri e scolari a un tempo, al cospetto dei grandiosi arcani della natura e del cuore umano… » (Discoteca di Stato: parole registrate nella serie “La Voce dei Grandi”, anche in “Il Convegno”, Omaggio alla Deledda (N. Valle), 1959.)

I luoghi raccontati dalla Deledda sono numerosi. La sua arte trovò ispirazione nei santuari, nelle montagne che con la loro imponenza incorniciano i piccoli borghi fatti di strette vie lastricate, piccole case di pietra «nido o covo di un popolo intelligente e frugale, che lavora e vive tutto l’anno di pane d’orzo, che crede in Dio e odia il prossimo per ogni piccola offesa » (Tipi e paesaggi sardi)

A pochi Km da Nuoro, città natale della scrittrice, che descrive come «il cuore della Sardegna, è la Sardegna stessa con tutte le sue manifestazioni. […] Nuoro è chiamata scherzosamente, dai giovani artisti sardi, l’Atene della Sardegna. Infatti, relativamente, è il paese più colto e battagliero dell’Isola. Abbiamo artisti e poeti, scrittori ed eruditi, giovani forti e gentili.. (Tradizioni popolari di Nuoro) », dista Orune.

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Orune (ph.F.Goddi)

Nel paese battuto dai venti,  che vanta uno dei panorami più suggestivi della regione, Grazia Deledda ambientò  Colombi e Sparvieri.

«Dopo una settimana di vento furioso, di nevischio e di pioggia, le cime dei monti apparvero bianche tra il nero delle nuvole che si abbassavano e sparivano all’orizzonte, e il villaggio di Oronou, con le sue casette rossastre fabbricate sul cocuzzolo grigio di una vetta di granito, con le sue straducole ripide e rocciose, parve emergere dalla nebbia come scampato dal diluvio. Ai suoi piedi i torrenti precipitavano rumoreggiando nella vallata, e in lontananza, nelle pianure e nell’agro di Siniscola, le paludi e i fiumicelli straripati scintillavano  ai raggi del sole che sorgeva dal mare. Tutto il panorama, dai monti alla costa, dalla linea scura dell’altipiano sopra Oronou fino alle macchie in fondo alla valle, pareva stillasse acqua.»

La religiosità del popolo barbaricino emerge nelle dettagliate descrizioni delle feste e dei riti che si svolgono nei numerosi santuari. Quello de N.S. del Miracolo, a Bitti, diviene scenografia nella novella Due miracoli.

« Col rosario di madreperla in mano zia Batòra saliva lentamente per il sentiero dirupato che mena dal villaggio di Bitti alla sovrastante chiesa del Miracolo, cioè di Nostra Signora del Miracolo. Una chiesa famosa in tutta l’isola di Sardegna. Si narrano grandi miracoli, – creati ed accresciuti dalla fantasia del popolo, – accaduti in quella piccola chiesa, ai piedi dell’umile altare, e migliaia e migliaia di persone bisognose di miracoli spirituali o materiali, corrono ancora a Bitti, agli ultimi di settembre, per la festa annuale e rituale di Nostra Signora. […] la folla, venuta da villaggi lontani, traverso montagne e vallate, si accalca ancora sotto la nicchia della piccola Madonna miracolosa, che sorride misticamente, misteriosamente, e d’anno in anno si sparge per le turbe commosse la voce di un nuovo miracolo.»

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Ballo tondo al santuario de N.S.del Miracolo – 1900

Lula, incorniciato dal Montalbo e il santuario di San Francesco emergono in più testi. In particolare Elias Portolu ci trasporta nelle atmosfere del pellegrinaggio e della permanenza per la festa del santo che coinvolge le comunità di Lula e Nuoro.

«E velato dalla fresca visione di questi alberi, fra il canto delle cinciallegre celate nelle siepi, ecco il piccolo villaggio all’ombra fiera e potente di monte Albo. Ti salutiamo Lula, piccolo fiero borgo, dagli abitanti forti, vergini tipi di antiche razze… […] Entrammo nel villaggio fra la meraviglia e l’ammirazione universale: le donne uscivano sulla via, gli uomini, che essendo festa, stavano in paese, si rizzavano salutando. Le viuzze di Lula sono strette… v’è una grande animazione di donniciuole, bimbi, galline e cani, come non ne h veduto in nessun altro villaggio. Le casette sono di pietra schistosa, rossastre, tanto piccole che passando a cavallo le si sorpassa con la testa…» (San Francesco)

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Il viaggio della Deledda in Terra di Sardegna continua a Onanì, a metà strada tra Bitti e Lula.

In Colpi di scure il protagonista è il Montalbo, fonte di legname per i carbonai venuti da lontano, dove emerge il timore e la rabbia del vecchio pastore di fronte alla distruzione della sua casa, il bosco, che avanza. Un piccolo accenno a Onanì per descrivere il giovane carbonaio svizzero:

«Tu hai gli occhi azzurri, i piedi e le mani che sembrano culle: sì, in verità santa, le culle di sughero, appese con corde di pelo alle travi delle case di Onanì, sono più piccole delle tue mani»

Onanì - Autunno in Barbagia 2010

(ph.G.Carru)

I testi indicati non sono certo gli unici che raccontano la Terra di Sardegna… ne conoscete altri?