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L’antico rito de Sos Maccarrones de Sas Animas

Vi abbiamo già parlato delle tradizioni che vigono in Sardegna in occasione della ricorrenza dei defunti, chiamata in questa zona Sas Animas – le anime, ben lontane dalle immagini di streghe e fantasmi importate da oltre oceano. Con questo nuovo articolo vogliamo raccontarvi nei dettagli di una di queste: il rito della distribuzione de sos maccarrones de errittu.

Siamo a Lula, nella sede del comitato Sas Animas. L’ambiente è in fermento.

Dal primo mattino presso il caseggiato si ritrovano in tante: da 10-15 sino alle 25 donne. Mentre iniziano i preparativi per il sugo e l’impasto ci facciamo raccontare questa tradizione da Zia Maria.

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Zia Maria ha 85 anni ma un’energia che noi poveri trentenni non possiamo che invidiare.

Ci riporta di antichi riti, alcuni persi nel tempo e altri che sono arrivati sino a noi, più o meno modificati. Al centro di questi emerge come il concetto di aggregazione e condivisione siano sempre stati l’anima della comunità, nonostante, a volte, questi vengano sottovalutati.

Il ricordo dei defunti ha sempre avuto una particolare importanza: i pastori, a seconda della disponibilità del gregge che avevano, per l’occasione, uccidevano una o due pecore. Le teste di queste venivano consegnate ai chierichetti, che si occupavano di distribuire il cervello (una delle parti più preziose e saporite) al prete. Con il resto della carne si faceva il brodo e l’intero paese poteva partecipare al banchetto.

Sullo sfondo rintoccavano le campane:

« E tando toccaiant sas campanas a mortu dae su mesudie de sa die de sos santos finas a su sera de sa die de sos mortos. Un rintocco continuo. Un’agonia, unu toccu a mortu.»

“Le campane rintoccavano “a morto”, da mezzogiorno del giorno dei santi sino alla sera del giorno dei morti. Un rintocco continuo. Un’agonia. Un tocco da morto.”

I preparativi per questo momento iniziavano tempo prima. Un gruppetto di bambini, infatti, «dimandaiant linna a su toccu», chiedevano per le case la legna per il fuoco che avrebbero acceso sul campanile la notte dei rintocchi.

«In sa turre achiant su ocu. Ca ini inie, ca tanno sas campanas las toccavant a manos e die e notte abarraiant inie fissos; tanno si cochiant carchi cosedda ‘e mannicare e bi annavant atteros zovanos… e udi divertimentu cussu puru»

“Nel campanile facevano il fuoco, perché allora le campane venivano suonate a mano, e giorno e notte restavano lì. Si cuocevano qualcosa da mangiare e andavano altri giovani… era divertimento anche quello.”

Il rito pare essersi fermato pochi anni dopo la guerra:

«Sunt cosas chi ant tralasciatu ma caratteristicas cussas puru»

“Sono cose che hanno abbandonato ma caratteristiche anche quelle”, ci specifica zia Maria.

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Tra le tradizioni ancora vive, invece, vi è quella de Sos Macarronnes de Sas Animas. Si tratta della preparazione della tipica pasta fresca, lavorata dalle donne con  ferri ricavati da vecchi ombrelli o da calza, che viene poi cucinata e distribuita alle famiglie del paese, accompagnata da un altro prodotto tipico: su coccone, un tipo di pane dolce. Il processo viene scandito, a metà mattina, dai ritmi del rosario recitato dalle stesse.

E’ una tradizione antica, nata come promessa e sviluppatasi come modalità di mutuo soccorso verso i meno abbienti:

«Tottu est naschitu dae una vamiglia composta dae chimbe frates mascros e canno unu de custos s’est irmalaidatu e tanno sos ateros 4 frates ana atu una promissa: “basta chi frate nostru sanet , nois dontz’annu, de su periodu de sos mortos achimus sos maccarrones a sos poveros e a sos malaidos»

“Tutto nacque da una famiglia di 5 fratelli maschi. Quando uno di questi si ammalò, gli altri 4 fecero una promessa: se nostro fratello guarisce, noi, ogni anno, nel periodo dei “morti” (dal 21 ottobre, ndr), faremo la pasta per i poveri e gli ammalati.”

Il rito, circa 25 anni fa, subì qualche modifica: su proposta della stessa zia Maria, infatti, da allora, la pasta viene distribuita a tutto il paese:

«.. nessi nessi 25 annos fachet amus decisu de cambiare e picare sos maccarrones e pane a tottu sa idda, indistintamente»

“..almeno 25 ani fa abbiamo deciso di cambiare e distribuire sos maccarrones e il pane a tutto il paese indistintamente”

Attualmente il comitato è formato dai discendenti di quei cinque fratelli. La lavorazione si trasmette di generazione in generazione, de babbu in fitzu:

« A mie, prima de morrere, babbu m’aiat natu chi, pro lu achere cuntentu, jeo deviapo sichire a fachere sos maccarrones de sas animas, e como chi jeo so manna, diapo essere cuntenta si itzu meu continuat custa tradizione…» –

“Mio padre, prima di morire, mi disse che per farlo contento dovevo saper fare sos maccarrones de sas animas, e ora che son grande sarei contenta se mio figlio continuasse questa tradizione.”

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Come le figlie dei discendenti, molte ragazze lulesi hanno appreso l’arte della lavorazione de sos maccarrones de errittu proprio in questa occasione.

Un ringraziamento particolare a Zia Maria Valera e a tutte le donne che instancabilmente lavorano per giorni e giorni, portando avanti una delle più belle tradizioni di quest’Isola di Sardegna.

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