Frutta-Secca

Non solo Halloween: il ricordo dei defunti in (terra di) Sardegna

Ancor prima dell’avvento dell’Halloween americano, in Sardegna si prestava particolare attenzione alle anime dei defunti, onorandole proprio in questo periodo dell’anno, tra la fine del mese di Ottobre e i primi di Novembre. Riti e tradizioni legati alla ricorrenza che viene chiamata de Sas Animas, su Mortu Mortu, is Animeddas o su Prugadoriu, erano diffuse in tutta l’Isola.

La manifestazione in onore dei cari estinti, però, ancor prima di divenire importante festività cristiana, aveva forti legami con la Madre Terra e il calendario agricolo. Il cuore dell’autunno era infatti un momento importante dell’anno: prima dei rigori invernali, la terra veniva seminata. E i defunti, che con il grano appena seminato condividono il grembo della terra, secondo la concezione dell’agricoltore arcaico, erano in grado di controllare il felice esito del raccolto.

zucche

Il confine tra mondo dei vivi e mondo dei morti, in questo periodo dell’anno, si fa più sottile e labile: tra i due si ripristina un legame, un dialogo, che viene mediato soprattutto dal cibo, simbolo di vita e mezzo di aggregazione.

In tanti paesi, come Orune, è ancora diffusa la credenza che nella notte tra il 1 e il 2 novembre le anime dei defunti, sas animas, ritornino nelle proprie case e si cibino degli alimenti lasciati dai loro familiari: la tavola, infatti, spesso include un piatto a loro destinato.

Lo spirito di aggregazione di ritrova in tradizioni come quella che vige a Lula, dove il comitato Sas Animas, costituito esclusivamente da donne, si riunisce a partire dal 21 ottobre. Ogni giorno vengono prodotti i tipici macarrones de errittu. La pasta fresca lavorata con i ferri da calza, la cui lavorazione viene scandita dalla recita di rosari e preghiere, viene cucinata e distribuita alle famiglie del paese, in un clima di ricordo verso i compaesani passati a miglior vita ma ancora vivi nella memoria collettiva del paese.

macarrones errittu (1)

Condivisione che si ripropone, a Orune, il 2 Novembre, quando tra familiari e/o amici stretti viene distribuita la carne, in linea con lo spirito di aggregazione e di ciò che un tempo era il mutuo soccorso.

Il cibo destinato alle anime dei defunti si ritrova anche in un altro momento importante della ricorrenza: la questua. Qui i protagonisti principali sono i bambini, che ricoprono il ruolo di vicari dei morti. Essi, infatti, nella percezione popolare, si ritrovano al confine, non appartenendo pienamente allo status di uomini, e più in generale, il fatto che essi rappresentino i defunti, si ricollega alla concezione ciclica della vita: in virtù di questa, infatti, si usa ricordare e rinnovare la figura del caro estinto con la pratica di dare al neonato il nome di un antenato.

sas animas

La formula diffusa presso i bambini di Orune è: «a sas animas cosa ne dades?» – “date qualcosa alle anime?”. E i sacchetti si riempiono di dolciumi, noci, nocciole, mandorle, castagne.. di semi che, sul piano simbolico, rappresentano la vita in potenza, nascita e rinascita.