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Su Tempiesu: storia di una straordinaria scoperta

Se esistesse una classifica dei siti che raccontano la civilità nuragica, Su Tempiesu entrerebbe sicuramente tra i primi cinque. Storia, paesaggi mozzafiato, energia e un po’ di mistero sono gli ingredienti principi del sito.

Su Tempiesu si trova poco fuori Orune, incastonato sulla parete di una collina dalla cui cima si domina l’intera vallata, e «quando soffia il maestrale e non c’è foschia è possibile vedere anche il mare».

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Su Tempiesu ha 3000 anni. Ma la sua scoperta è piuttosto recente.

Caso volle che la storia del sito sia strettamente correlata a quella della Cooperativa L.A.R.CO, attuale gestore: furono, infatti, i soci della coop a scavare il monumento con la Sopraintendenza.

Verso la fine dell’Ottocento, «la terra apparteneva ai Sanna di Tempio, produttori di carbone e conciatori di pelli.. A Orune erano chiamati Sos Tempiesos, i tempiesi appunto, e da qui il nome del sito.»

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Il sig. Peppino è il presidente della cooperativa. Con passione ci racconta la racconta la sua, di storia, e quella del simbolo di Orune.

«In queste terre mio nonno coltivava, allevava bestiame, api… un po’ di tutto, come si faceva un tempo. Avevano impostato gli orti su dei terrazzamenti e utilizzavano la sorgente che si trova sopra Su Tempiesu, chiamata Sa ontana de sos tempiesos. Quella del tempio, infatti, era, allora, completamente coperta, ed è rimasta tale per 3000 anni. Protetto dalla terra, il sito rimase inviolato sino al 1953, quando due miei zii trovarono il monumento.»

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L’orto posto sul terrazzamento sopra il sito era quello che, tra tutti, dava meno frutti: i raccolti non erano abbondanti. Le piante infatti si rinsecchivano ancor prima di maturare a causa del forte drenaggio verso il basso. Al contrario, le coltivazioni poste ai livelli inferiori, usufruivano delle acque provenienti dalla fonte del tempio stesso. In un primo momento si pensò fosse un problema di poco terreno e con i primi scavi atti a risolvere la situazione rinvennero i primi blocchi.

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«Allora dei nuraghi non si sapeva tanto. Tantomeno di templi come questi. Mugaraddas, come li chiamano a Orune… un ammasso di pietre…» Finché non vennero alla luce i primi blocchi di basalto. «Quando videro questa pietra diversa, che in questo territorio non è presente, e perfettamente squadrata, subito hanno pensato “marenghi d’oro”…s’ascussorju, il tesoro nascosto, quello che aleggia nell’immaginario collettivo di tutti gli anziani.»

Nonostante l’iniziale scetticismo che predominava allora nei confronti dello Stato, gli uomini furono convinti nel fare denuncia e da lì iniziò la storia de Su Tempiesu.

Il monumento fu scavato da un giovane archeologo di Orune, Gian Godeval Davoli, allievo del Lilliu, e un gruppo di improvvisati operai ai quali l’allora sindaco Margherita Sanna (tra l’altro prima sindachessa donna d’Italia) affidò anche l’incarico di aprire una via d’accesso al sito.

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Dopo 30 anni dalla prima scoperta, nel 1981, ci fu un’altra campagna di scavo, che riportò alla luce l’intero sito, completando il restauro, alla quale parteciparono la stessa cooperativa e il sig. Peppino.

«Io già venivo qui accompagnando improbabili turisti, soprattutto stranieri, negli anni Settanta, che arrivavano a Orune per Su Tempiesu. Gli veniva indicata la mia famiglia, quindi li accompagnavamo. Da Orune sino a qui, a piedi. Non c’erano le strade e armati di “machete” dovevamo portarli con orgoglio nel terreno del nonno.»

L.A.R.Co è tutt’oggi custode e manutentore dell’area. L’intero gruppo di lavoro si impegna tutto l’anno nella cura delle aree archeologica e naturalistica circostanti.

Le visite guidate sono arricchite da aneddoti che rendono vivo il sito stesso ed è sempre un piacere immergersi in quelle atmosfere e in quelle storie.

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Il sito di Su Tempiesu è aperto tutti i giorni,

dal Lunedì alla Domenica, dalle ore 9 al tramonto del sole.

Primavera-Estate: h. 9-19 – Autunno-Inverno: h. 9-17 (Orario continuato).

Qui le indicazioni per raggiungere il sito