Miniera, lula

Viaggio al centro della terra: la miniera Sos Enattos

Sito di interesse comunitario, il Montalbo conserva in sé dei veri e propri tesori e il sottosuolo non è da meno.

Nel territorio di Lula (NU), a pochi chilometri dal centro abitato, si trova la miniera Sos Enattos, inserita all’interno del Parco Geominerario della Sardegna, i cui ultimi minatori si dedicano con passione e impegno nel far conoscere gli aspetti di un duro lavoro ormai quasi dimenticato.

Percorrere le sue gallerie corrisponde a fare un salto nella storia, sino all’epoca romana. L’area era, infatti, destinazione dei Damnati ad metalla, in altre parole, i condannati ai lavori forzati, in particolare nelle miniere. Testimonianze delle gallerie, dei pozzi e degli scavi furono visibili sino agli anni Sessanta del secolo scorso, quando lo sfruttamento intensivo del sito prevalse sulla conservazione dei resti archeologici. Ma è dalla seconda metà dell’Ottocento che il lavoro nella miniera acquisì sempre più importanza, sino a divenire uno dei principali settori dell’economia del territorio.

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Sos Enattos, galleria

Il percorso di visita è disposto su due livelli, arrivando a una profondità di 80 metri e, grazie soprattutto alla professionalità degli ex operai, permette di rivivere le epoche di grandezza e declino del sito, percepire la fatica dei minatori che nonostante le condizioni pessime di lavoro, svolgevano con impegno il proprio compito, e allo stesso tempo l’orgoglio di questi nella lotta per salvaguardare il posto di lavoro.

Racconti, aneddoti e esperienze personali delle guide arricchiscono la visita, mentre si percorrono gallerie vecchie (risalenti agli anni cinquanta) e nuove.

I momenti di travolgente silenzio vengono scanditi dal suono quasi ovattato dei passi e dallo scorrere dell’acqua: pare impensabile che prima, quegli stessi ambienti, potessero accogliere il frastuono delle macchine ora dormienti, ferme nella semi oscurità, a testimoniare il proprio ruolo di un tempo.

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Sos Enattos

La risalita in superficie è carica di emozione: il calore e la luce vengono felicemente apprezzati ed è automatico il pensiero verso quegli uomini e quelle donne che con costanza e sacrificio dedicavano la propria vita al cuore della montagna.

La visita prosegue presso la laveria, gigante ormai immobile, e il museo, all’interno del quale sono state riprodotte le fasi del lavoro, oltre che alcuni ambienti quali il laboratorio chimico e l’infermeria.

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Sos Enattos, museo

Il contesto di questo duro lavoro ora ospita anche delle vere e proprie opere d’arte. Lungo il tragitto, sia all’interno della miniera sia all’esterno, è, infatti, possibile imbattersi nelle creazioni degli ex minatori: scarti di materiale e metalli sono stati sapientemente e ingegnosamente assemblati per riprodurre uomini al lavoro; piccole sculture in terracotta rimandano a cenni di vita in miniera; murales, ad opera di Diego Asproni, colorano le pareti di ingresso di alcune gallerie non più utilizzate e ormai chiuse.

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Sos Enattos, murales di Diego Asproni

Si tratta di un mondo nuovo, sconosciuto spesso anche ai residenti, in opposizione a quella Sardegna dei verdi pascoli e della vita all’aria aperta. Un mondo in quiete, che appare come istantanea di un’epoca ormai passata e che, quasi silente, ha fatto la storia dell’isola.

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PER VISITARE IL SITO:

Chiamare al numero +39 0784 416614  dalle ore 9.30 alle ore 12.30 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30 dal lunedì al giovedì e dalle ore 9.30 alle ore 12.30 il venerdì . E’ consigliata la prenotazione.

TARIFFE
Individuali: € 8.00
Ragazzi (6-12 anni): € 4.50
Gruppi (almeno 20 adulti paganti): € 6.00
Over 65: € 4.50
Scuole: € 4.50

Per ulteriori info potete visitare il sito dell’IGEA